Epitaffio in memoria di un frigorifero

“Dopo avere dato prova di fedeltà e devozione, resistendo a ben quattro  traslochi e ai ripetuti assalti famelici  della mia tribù , è venuto precocemente a mancare, all’ età di diciannove anni,  a causa  della violenta ma  involontaria fuoriuscita di freon da parte del collaborativo consorte che cercava di sbrinarlo. 

Lascia una famiglia affranta di surgelati, scorta di gelati , latticini e  generi alimentari , reduci della spesa di fine settimana, che sono stati prontamente evacuati. I più fortunati hanno trovato refrigerante asilo nel più capiente zio congelatore a casa dei miei,  gli altri sono finiti in pentola e in padella. 

A lui un sentito grazie per i servigi resi  soprattutto alla vigilia di un Capodanno di otto anni fa  quando un tecnico gli diagnosticò, nel bel mezzo dei preparativi del cenone di fine anno, un grave stato di salute e una dipartita a breve termine.Sarà  sempre ricordato nella storia della mia cucina e chissà se il suo prossimo e indispensabile sostituto potrà mai eguagliarlo (finora il record è di un frigo Bosch a casa dei miei che ha più di 40 anni). 

Si dispensa il  servizievole consorte dai sensi di colpa , ma urge  rottamazione e immediato  nuovo acquisto.” 

Post ironico di anni fa . Come rimpiango il mio vecchio frigo e il suo sostituto e molto capiente frigo combinato. Comunque gli elettrodomestici di una volta duravano di più, forse si usavano anche meno. Chissà! Per esempio penso alla lavatrice. E voi vi ricordate qualche aneddoto a riguardo?

 

In una notte d’autunno.

L’aria frizzante la saluta al risveglio e l’ accompagna a casa di sera.  La statica quiete delle ombre culla in un caldo silenzio i colori che infiammano i rami e restano lì, sospesi, per stupire nuovamente alla luce del giorno. La stagione volta pagina nelle foglie accartocciate sul selciato, porta luce breve ma intensa , piogge che nutrono la terra e inondano i corsi d’acqua. Il mare sbatte sulla riva flutti violenti che ridiventano plumbei e distesi all’ orizzonte.  La melagrana rinnova il suo mistero, mentre  i fili allentati ritrovano  il loro tracciato.

 

 La notte è fatta per danzare sull’impalpabile pentagramma dell’anima e su sogni interrotti da invadenti pensieri. Lei ha bisogno del tepore di casa e di un  tempo ritrovato dentro di sè per generare  una leggerezza inventata che smarrisca  l’ineluttabile e rinnovi il sorriso. A volte si ritrae per ascoltare quelle parole mai dette che solo i suoi  occhi riescono ad esprimere. Ci sono sguardi di una densità emotiva  che comunicano e, più di mille parole, riescono a stabilire legami con chi vede oltre. Spesso lo sguardo si ferma in superficie e  si perde nell’ insieme scorgendo un’andatura elegante come un foulard  accarezzato dal vento, il movimento di  capelli spettinati, un passo fiero o incerto, un  sorriso smagliante o solo accennato. Di solito gli occhi sfuggono perché non sempre sono visibili o più semplicemente passano  inosservati. Eppure  sono lo specchio dell’anima che in essi si annida per contrarsi o esplodere. Nelle fotografie lei  copre con la mano prima gli occhi, poi la bocca ed infine  guarda il viso nella sua espressione globale. Talvolta  il sorriso  è  aperto e radioso ma lo sguardo procede per conto proprio, diverge in parallelo, è altrove. Sono  rare le foto di effettiva sintonia tra il sorriso, che maschera di più lo stato d’animo, e gli occhi. Difficile celarsi dietro uno sguardo non sincero. Quando lei si specchia, per quante finzioni o pose possa inscenare, i suoi  occhi le parlano un linguaggio autentico. In quello sguardo,  che  la  viviseziona dentro senza alcuna compassione né garbo , ritrova la sua anima bambina. La stessa che tace parole non scritte per pudore e per timore di annoiare e di ferirsi. La stessa che ora si lascia decantare e si placa  nell’ abbraccio  di una morbida notte  d’autunno .

 

La Street Art di Zilda a Napoli

 

La bellezza rinascimentale   delle figure  dipinte  da   Zilda  è apparsa  a  Napoli. L’artista di Rennes  dipinge  nel suo studio poster che poi incolla  in angoli nascosti, abbandonati , scrostati e insignificanti  della città che,trasformati e abitati dai suoi angeli  e  dalle sue donne  angelicate, acquistano un aspetto completamente diverso. 

Zilda, mascherato da Pulcinella e nascosto dal cappuccio di una felpa, vaga per i vicoli captando i chiaroscuri di una bellezza a volte sublime, a volte decaduta, e ne trae ispirazione per impreziosirli con  figure straordinariamente belle e sensuali, ispirate da quella vena di sacro e profano che permea la cultura partenopea.

“Ogni cosa sembra coesistere con il suo perfetto contrario. Napoli è piena di contrasti, talvolta colorata ed esuberante, talvolta buia e infinitamente nascosta. Amo questa città e le sue contraddizioni. Amo i suoi chiaroscuri. Il suo odore di piscia e santità”.

 

qui una panoramica più completa e un bellissimo  video, qui altre splendide opere.

Sotto  una galleria dei suoi capolavori,  che mi riprometto di scovare, anche se  – prevedo-  non sarà per nulla facile.

 

 

 

Via, si riparte di nuovo! È tornato Skip Blog.

Quattro anni fa nacque Skipblog, una creaturella un po’ insubordinata, che derivava il nome dal mio cane Skip vero. Ogni tanto spariva all’improvviso senza preavvisare, facendo arrovellare me e la cerchia di amici e parenti. Infatti è stato dato per disperso più di una volta. Sì, desaparecido. Non ho mai capito  se da buon self made dog ( dicitura soft per indicare  un bastardino) avesse assunto una dimensione reale e davvero fosse scappato via nella rete senza guinzaglio  e museruola in preda a un capriccioso moto di ribellione, o se fosse stato misteriosamente rapito da sconosciuti, o invece  fosse stato colpito e affondato. Talvolta ho malvolentieri immaginato  il mio avatar stare ben ritto ed imperterrito sul ponte di comando mentre il blogherello  sprofondava nelle sabbie mobili del web.

Sta di fatto che, dopo  una crisi di astinenza di qualche giorno, iniziavo  a  pensare a un epitaffio a sua imperitura memoria se non altro per rendergli un doveroso tributo di stima e affetto per il tempo e la pazienza che ha avuto nell’ accogliere i miei pensieri, i commenti degli amici del web e le letture dei lurker o dei visitatori di passaggio. All’improvviso però  la creaturella prodiga ricompariva.

 

Un bel giorno della scorsa estate  è sparita per davvero. Si è volatilizzata. Ho sperato di rivederla, anche solo per un attimo, almeno per salutarla; l’ho aspettata, l’ho cercata ma -si sa- nulla è per sempre. Pian piano  mi sono rassegnata alla sua scomparsa, che non è stata  una fuga volontaria. Mi mancava , perché in fondo era un po’ la  memoria storica del mio vissuto, e così ho deciso che come ho resettato un po’ la mia vita reale, così a maggiore ragione  avrei potuto  resettare quella scritta. Rigenerata da una  lunga e riposante pausa estiva,  ho sentito il bisogno di scrivere, di ritrovarmi nella scrittura, di condividere cose belle, scoperte e metabolizzate. Ho ritrovato i vecchi post, ho ricominciato a leggerli, a ripercorrerli e a riscontrare che in fondo sono accadute tante cose in questi anni, che mi sono sembrati lunghissimi, perché in un certo qual modo documentati dai post. Insomma mi sono armata di coraggio e  ho deciso che Skip blog non poteva inabissarsi così, senza preavviso e  senza scelta, nelle profondità del web; se un giorno uscirà di scena, sarà per sua volontà e  non perché colpito e affondato da cause accidentali.

 

 

Come si ricomincia, se non con le parole, che condivido una per una,  del mio primo post di quattro anni fa, quando mi trovai disorientata dinanzi a una pagina bianca e a uno spazio tutto mio. 

“In fondo la curiosità di  leggere i pensieri altrui è la vera ragione che mi ha avvicinato alla cosiddetta blogosfera dove è possibile informarsi, confrontarsi, condividere opinioni o divergerne.Il mondo reale, vivaio di persone concrete, ciascuna con una propria specifica e ben definita identità, con un ruolo privato e pubblico, con competenze e responsabilità, con sogni e sentimenti, interessi, ambizioni, velleità e quant’altro…più o meno palesemente percepibili, visibili, verificabili, pian piano traspare  dal  mondo virtuale ( o scritto) di personaggi, quasi in cerca d’autore, talvolta protagonisti, altre volte invece semplici spettatori sul palcoscenico del proprio Io. Personaggi che si caricano di aspettative , proprie ed altrui ,talvolta  illusorie e fallaci, di messaggi variamente interpretabili ove il fascino della parola scritta può incantare ,incuriosire, indurre a riflettere o a provocare un istintivo outing mediatico col quale si lasciano fluire i pensieri e le emozioni più immediate, che magari in un discorso dal vivo non si riuscirebbe a descrivere, in una sorta di autoanalisi, lettura introspettiva del proprio essere che può spaziare libero dai condizionamenti del reale e dalla routine della quotidianità.
Il mondo virtuale ci appartiene in una dimensione universalmente e tacitamente condivisa. È un mondo sempre nuovo perchè illimitato ,capace di rigenerarsi e divenire continuamente  senza la necessaria ciclicità propria invece della storia reale, perciò è un mondo che può sempre incuriosire e stupire.

Da qualche anno ho lasciato tracce disordinate delle mie caotiche idee facendo zapping  in vari blog e forum a mò di un cane graffitaro , da cui deriva il mio nick, e che scappa senza museruola né guinzaglio …un cane a volte  meticcio, a volte di razza, di attacco , da difesa o semplicemente da compagnia, a seconda dei casi.”

 

 

 La metafora del cane è sempre la stessa, si è solo un po’ evoluta  perché “I cani sono i maghi dell’universo. Basta la loro presenza per trasformare in persone sorridenti quelle arcigne, in persone meno tristi quelle che lo erano: sono generatori di rapporto. Il cane ama con tutto il cuore e perdona facilmente, può correre a lungo e lottare. Ode e vede in modo diverso dall’essere umano, con un forte udito può captare la selvaggia e misteriosa natura femminile, divenendone un tramite tra lei e il rimanente genere umano.” ( da “Donne che corrono con i lupi”-  Clarissa Pinkola Estés).

 

Il graffito è comparso nell’header:  ho voluto rendere omaggio allo street artist francese Zilda che ha regalato la bellezza rinascimentale perlopiù di angeli e di donne angelicate ad angoli nascosti, abbandonati,scrostati e insignificanti di Napoli, rivisitando la pittura simbolista e preraffaelita. “La Speranza che risolleva l’amore ferito”,  tratto dall’omonimo quadro di Carlos Schwabe, si affaccia sul porto e su Skip Blog.

 

 

Cari lettori e lettrici, amici e sconosciuti visitatori, benvenuti in questa nuova casa virtuale. Grazie a chi mi ha nuovamente incoraggiata, al webmastèr Dario che mi supporta, a chi frequenterà questo angolo.

 

A presto! :)

 

Maria skip